La morte di Sara Ardizzone e Alessandro Mercogliano ha riacceso lo spirito anarchico in Italia, già particolarmente attivo in vista del possibile prolungamento del carcere duro per il loro leader Alfredo Cospito. Nasce, infatti, proprio per Sara e “Sandrone” un gruppo di insurrezionalisti, che di recente ha già rivendicato l'attentato avvenuto in Grecia il 25 marzo contro l’abitazione del preside del Politecnico. La prossima tappa, fortemente attenzionata dagli addetti ai lavori, è la manifestazione che si svolgerà nella Capitale il 18 aprile per protestare contro il 41 bis e la possibilità che l’autore della gambizzazione del manager Adinolfi possa restare ancora in quel regime detentivo.
Questo clima di tensione sta trovando una sponda diretta nelle recenti azioni proprio della galassia anarchica greca, che non si sono esaurite con la rivendicazione dell’attentato del 25 marzo, perché in queste ore dall’Egeo hanno rivendicato un’altra azione in nome dei due anarchici italiani. All’alba del 31 marzo, un ordigno incendiario è stato piazzato su un furgone della società dolciaria greca “Violanta” ad Atene. L’attacco è stato rivendicato come ritorsione per la morte di cinque operaie rimaste uccise lo scorso 26 gennaio in un’esplosione nello stabilimento di Trikala. Un’operazione che richiama i valori di giustizia sociale che secondo gli ideali anarchici giustificano la violenza efferata, che sta tornando come forma di resistenza allo Stato in una nuova ondata di fervore come non si vedeva da diversi anni.
La rivendicazione è stata firmata dal nucleo “Fantasia, Ottimismo, Rischio” e non si limita alla questione operaia ma menzionando i due anarchici morti a Roma nell'esplosione conferma l’esistenza di una saldatura della sfera anarchica greca a quella italiana. “Sara e Sandro, vivrete per sempre nei nostri cuori; ci ritroveremo insieme sulle strade infuocate”, si legge alla fine del documento di rivendicazione. Vengono citati successivamente anche alcuni anarchici greci come Kyriakos Xymitiris, morto il 31 ottobre 2024 ad Atene a causa dell'esplosione accidentale di un ordigno artigianale che stava maneggiando all'interno di un appartamento, esattamente come gli italiani. Ma anche Snizana Paraskevaidou, morta a maggio del 2025 mentre pare stesse trasportando o posizionando un ordigno artigianale, destinato a una filiale della Banca Nazionale greca, quando questo è esploso. Il richiamo a questi esponenti dell’insurrezionalismo morti in circostanze molto simili tra loro si lega a doppio filo con le azioni incendiarie ed esplosive che si stanno moltiplicando e questa narrazione mira a trasformare morti in conseguenza di ordigni in figure simboliche della resistenza anarchica, utili a ricompattare il fronte eversivo. Per gli analisti del rischio, il richiamo costante alla memoria di chi ha perso la vita in contesti operativi rappresenta un fattore di estrema criticità: la celebrazione di tali figure non risponde solo a una logica identitaria, ma funge da propulsore per la pianificazione di nuovi atti di ostilità contro obiettivi istituzionali e aziendali.
Gli anarchici non si riconoscono nella definizione di terrorismo di cui, anzi, accusano “lo Stato e il capitale” e con l’azione compiuta contro il furgone della “Violanta” sostengono di voler restituire “la violenza dei potenti che affrontiamo quotidianamente, ponendo in primo piano il principio della controviolenza come mezzo necessario per la rottura con l’esistente”. E a tal fine dichiarano che “la difesa della memoria rivoluzionaria dei compagni anarchici italiani Alessandro Mercogliano e Sara Ardizzone, morti in seguito all’esplosione di un ordigno artigianale, del guerrigliero anarchico Kyriakos Xymitiris, morto in circostanze analoghe, e di tutto ciò per cui hanno lottato fino alla fine è fondamentale”.