Sul ring ci ha passato quasi tutta l'adolescenza: paradenti, guantoni e colpi ben piazzati. Il 17enne che ha ucciso, assieme al branco, Giacomo Bongiorni nella piazza di Massa Carrara, era un pugile, una promessa della boxe toscana. Che nulla significa, almeno fino a quando non verrà verificato che uno dei pugni cruciali - cioè quello che ha fatto cadere Giacomo a terra - è stato proprio il suo.
Lui, che d'istinto sapeva come e dove colpire, lui che praticava a livello agonistico. Il ragazzo, che ora si trova in una comunità per minori, è salito sul ring almeno fino al 2023 per la Boxing Team Pugilistica Massese ma non è escluso che abbia continuato ad allenarsi per conto proprio anche senza partecipare più a competizioni.
Nel primo interrogatorio reso agli inquirenti domenica scorsa, dopo che i carabinieri hanno eseguito il fermo, il 17enne ha detto di aver reagito a un'aggressione di Bongiorni, che a suo dire lo avrebbe colpito al naso: "Mi ha dato una testata".
La palestra in cui si è allenato per anni ovviamente prende le distanze e nessuno vuole fare facili correlazioni tra boxe (quella sul ring) e violenza. "Il ragazzo ha fatto attività agonistica fino a tre anni fa, disputando diversi match da schoolboy, cioè a 13 e 14 anni, e non frequentava più la nostra palestra da tre anni" scrive in una nota il presidente della società sportiva pugilistica. Nella stessa comunicazione la società sportiva, "rivolgendo vicinanza alla famiglia colpita e segnata da un così efferato delitto" aggiunge: "Diffidiamo chiunque voglia speculare su questo gravissimo atto associando la violenza alla nostra società sportiva, che da anni svolge una missione altamente educativa e formativa verso i più giovani. Chiaramente - conclude la squadra di boxe massese - la nostra missione quotidiana non può sostituire le guide che vengono dalla famiglia". Sui social, in scia agli sviluppi sul delitto di piazza Palma, sarebbero comparsi alcuni commenti di critica al pugilato e all'associazione sportiva. La famiglia, appunto. Da questa storia sembra che anche i genitori di tutti "i bravi ragazzi" del branco siano caduti dal pero: "Non è mai stato violento" dice la madre di uno dei due maggiorenni coinvolto nella rissa e ora in carcere.
Ieri è stato il giorno dell'autopsia: i risultati arriveranno fra 30 giorni ma già fin d'ora è chiaro che Giacomo sia morto per i colpi alla testa. Questi elementi, assieme ai fotogrammi dei video sotto analisi, aiuteranno a capire l'esatta dinamica della rissa e le responsabilità dei 5 indagati per omicidio per futili motivi. Tutto sarebbe iniziato - secondo l'ipotesi investigativa - da un diverbio legato al comportamento del gruppo di giovani in piazza, con il lancio di bottiglie contro una vetrina e un richiamo da parte dei presenti. Da lì la situazione sarebbe rapidamente degenerata in una colluttazione che ha coinvolto più persone. Prima è stato colpito il cognato di Bongiorni (a cui è stato rotto il setto nasale e ferita una gamba), il primo a rimproverare il gruppo per gli atti vandalici. Solo dopo sarebbe stato colpito anche Bongiorni, intervenuto in sua difesa. Nel capo d'imputazione si fa riferimento a un intervento successivo dei due maggiorenni di 19 e 23 anni che avrebbero partecipato attivamente allo scontro, mentre il 17enne sarebbe entrato in contatto diretto con la vittima.