Non solo lo Stretto di Hormuz e quello di Bab el-Mandeb. L'economia globale passa anche da un'altra rotta marittima altamente strategica e incastonata nel cuore dell'Asia. Si tratta dello Stretto di Malacca, un terzo chocke point che potrebbe incidere ulteriormente nella competizione a distanza tra Stati Uniti e Cina. Dopo aver bloccato Hormuz, infatti, Washington sembra ora puntare dritto su Malacca, un corridoio obbligato per circa l’80% delle importazioni petrolifere cinesi. Ecco che cosa sta succedendo nel cortile di casa di Pechino.
Obiettivo Stretto di Malacca?
Secondo quanto riportato dalla testata indiana Times Now, il recente rafforzamento della partnership militare tra Stati Uniti e Indonesia rappresenterebbe un passaggio chiave nella strategia Usa volta a strozzare la Cina sia energeticamente che commercialmente. L’accordo tra Washington e Jakarta, formalmente incentrato su sicurezza marittima, addestramento congiunto e sviluppo delle capacità difensive, colloca di fatto gli Usa in una posizione privilegiata per monitorare uno dei punti nevralgici del commercio energetico mondiale.
Lo Stretto di Malacca, tra Indonesia, Malesia e Singapore, è la via più rapida ed economica per il trasporto di petrolio dal Medio Oriente e dall’Africa verso l’Asia orientale. Per la Cina, questa dipendenza rappresenta da tempo una vulnerabilità strategica, nota come “Dilemma di Malacca”, già individuata nei primi anni Duemila dalla leadership di Pechino.
Piccolo grande problema per il Dragone: nonostante gli investimenti in rotte alternative, come oleodotti dalla Russia e dall’Asia centrale o corridoi energetici attraverso il Myanmar, la maggior parte delle forniture continua a transitare via mare e proprio attraverso questo stretto passaggio.
Malacca: uno snodo cruciale per la Cina
Il rafforzamento della presenza statunitense nell’area non implica necessariamente un blocco immediato delle rotte marittime, ma introduce un elemento di controllo e deterrenza che potrebbe rivelarsi decisivo in caso di crisi. Attraverso una rete di alleanze e cooperazioni, Washington è oggi in grado di osservare e, potenzialmente, influenzare i flussi energetici che alimentano l’economia cinese.
Questo scenario si inserisce in una visione strategica più ampia da parte degli Usa, una strategia che richiama le teorie del controllo dei mari come leva di potere globale. Allo stesso tempo, un’eventuale interruzione del traffico nello Stretto di Malacca comporterebbe rischi enormi, sia dal punto di vista legale - essendo regolato dal diritto internazionale del mare - sia sul piano militare, configurandosi come un atto ostile con conseguenze imprevedibili.
La strategia americana appare quindi orientata a costruire una capacità di pressione latente, capace di condizionare le scelte di Pechino nel lungo periodo. E in un'area geografica segnata da tensioni crescenti, dal Mar Cinese Meridionale a Taiwan, attivare la leva dei choke point energetici può fare la differenza.