A uccidere la crescita, prima di Trump, delle guerre o dei dazi, è la fiscocrazia che schiaccia le migliori energie italiane ormai da 60 anni. Dopodiché, gli effetti dell'attuale choc energetico potrebbero avere «pesantissime ripercussioni economiche». Ma questo avviene per l'estrema vulnerabilità di un'economia bloccata da tasse e burocrazia. È questa la sintesi della ricerca presentata ieri dalla Confcommercio, in apertura del 25esimo forum della Confederazione, per la prima volta sotto le insegne del nuovo logo e nome: Confcom. Le previsioni dell'ufficio studi peggiorano: nello scenario più negativo (petrolio sopra i 100 dollari fino a febbraio 2027), la crescita del Pil 2026 scivola a 0,3% e a 0,4% nel 2027. Mentre l'inflazione può toccare un picco del 6% nel prossimo dicembre. Si pensi che a gennaio le stime erano per un Pil a +1% e l'inflazione a 1,6%. Ma quello che fa più impressione, nel report di Confcom, sono gli effetti per le famiglie italiane, che rischiano una perdita, in termini di potere d'acquisto e consumi reali, di 963 euro in due anni. Di questi, rispetto alla situazione pre-guerra, ne sono già stati persi 434. «Le crisi internazionali aggravano i nostri problemi. C'è bisogno di una nuova capacità di reazione», ha affermato il presidente di Confcom, Carlo Sangalli (in foto). «Alcuni recenti interventi vanno nella giusta direzione ha aggiunto - ma non sono ancora sufficienti a cambiare passo». Tra le battaglie da combattere, per Confcom c'è quella dei contratti pirata che, oltre a danneggiare lavoratori e imprese, pesano sull'erario: solo nel terziario, i 6,4 milioni i lavoratori che subiscono il dumping contrattuale causano un mancato gettito di 560 milioni.
A rischio mille euro di potere d’acquisto
Scritto il 15/04/2026