Elly Schlein mette il Pd dalla parte dell'Italia, dopo l'attacco di Donald Trump - in un'intervista telefonica al Corriere della Sera - contro la premier Giorgia Meloni. La sinistra cammina però ancora una volta su binari opposti nel giorno in cui l'Italia (non il governo Meloni) è colpita da turbolenze internazionali. Matteo Renzi «specula» sullo scontro con la Casa Bianca, Giuseppe Conte resta intrappolato nella linea dell' ambiguità. Avs «festeggia», invece, la «fantasiosa vittoria» del popolo Pro-Pal sul no al rinnovo automatico del memorandum tra Roma e Tel Aviv. Alla Camera dei deputati sono in corso alcune interrogazioni parlamentari. Dopo pranzo piomba la notizia dell'affondo del Tycoon contro Giorgia Meloni: «Non ha coraggio, non ha fatto nulla sulla sicurezza, sull'immigrazione e non offre soluzioni al problema energetico» in sintesi le parole dell'inquilino della Casa Bianca. Non è un attacco contro Meloni. È un'interferenza (prepotente) contro il governo italiano (che non rappresenta solo il centrodestra). Tra le forze dell'opposizione c'è chi (Elly Schlein) si indigna e ribella. E chi (Matteo Renzi e Giuseppe Conte) ne fa un'occasione per regolare i conti con Meloni. La sorpresa è la posizione della segretaria Pd, che poi dà la linea al campo largo. Schlein prende la parola in Aula, quando sui telefonini dei parlamentari compaiano le agenzie con le dichiarazioni di Trump. È netta e dura: «Voglio esprimere la nostra più ferma condanna, che sono certa sarà unanime in quest'aula, per l'attacco del presidente Donald Trump alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni per avere doverosamente espresso solidarietà a Papa Leone. Voglio dire che l'Italia è un paese libero e sovrano e che la nostra costituzione è chiara: l'Italia ripudia la guerra. Nessun capo di Stato straniero può permettersi ad attaccare o minacciare o mancare di rispetto al nostro paese e al nostro governo. Siamo avversari in quest'aula ma siamo tutte e tutti cittadini italiani e rappresentanti degli italiani e non accetteremo attacchi o minacce al governo e al nostro Paese Chiediamo su questo davvero una condanna unanime». Applausi da tutto l'emiciclo. Donzelli (Fdi) ammette: «Intervento che apprezzo». Gianfranco Rotondi non ha dubbi: «È stato uno dei momenti migliori della legislatura, si è percepito un orgoglio nazionale raramente affacciatosi in quest'aula», commenta a caldo al Giornale. Enzo Maraio, segretario nazionale Avanti Psi, rincara: «Da Trump attacco scomposto». Luigi Marattin, del partito Liberal democratico, si schiera con Meloni. Piano piano iniziano i distinguo a sinistra. Matteo Renzi, tra l'altro uno che a Palazzo Chigi c'è stato, sfrutta l'occasione per buttarla in scontro politico: «Giorgia Meloni viene scaricata persino dai suoi, dal suo guru, dal suo leader. Da dopo il referendum ogni giorno un problema. Saranno 15 mesi di piano inclinato fino alle elezioni, il crollo è appena cominciato». Giuseppe Conte non segue Schlein e finisce nel girone degli ambigui: «È un Trump che attacca. Attacca a destra e a sinistra. Quindi gli attacchi non mi sorprendono. Avevo cercato di avvertire Meloni che almeno la linearità e la chiarezza possono mettere un po' al riparo, piuttosto che l'ambiguità. A un certo punto, tutti i nodi vengono al pettine». Il Colle non è intervenuto direttamente per non entrare in polemica con il presidente Usa, ma il sostegno alla Meloni è dato per «implicito» dall'entourage di Mattarella dopo le sue parole sul Papa e sulla mancanza di «equilibrio» di certi leader (leggi: Trump).
L'altro caso si apre e chiude in mattinata. Il governo tronca il memorandum tra Italia e Israele. E anche qui la sinistra di Avs riduce la decisione alla vittoria delle piazze pro Pal: «La sospensione del memorandum Italia-Israele è una vittoria delle milioni di persone scese in piazza per la Palestina che noi ringraziamo con tutto il cuore. Scioperi generali, manifestazioni, Global sumud Flotilla, blocco dei porti e delle strada: questa è una vittoria di un popolo che non si è tirato indietro» annuncia il deputato in kefia Marco Grimaldi. Punti di vista. Il tema è molto più serio. Il governo sta iniziando una manovra di riposizionamento sul piano internazionale, senza rinunciare alla fedeltà all'alleanza Atlantica. Peccato che Renzi, Conte e Grimaldi riducano tutto a pro Pal e referendum.