Arriva un nuovo no del Consiglio Superiore della Magistratura all'incarico di consigliere giuridico assegnato dal governatore pugliese Antonio Decaro al suo predecessore - ed ex "padrino politico" - Michele Emiliano. Uno stop vero, stavolta, che piomba sull'esponente del Partito democratico dopo i primi due passaggi in cui Palazzo dei Marescialli aveva espresso perplessità, spingendo Decaro a rimodulare la consulenza per tentare di strappare il placet. Stavolta, però, i margini sono azzerati: la commissione ha votato contro (cinque i "no"), chiudendo la strada al collocamento fuori ruolo dell'ex pm prestato alla politica.
Salta così il maxi-incarico da circa 130mila euro l'anno, pensato a gennaio scorso come salvagente per assicurargli uno stipendio fino alle elezioni politiche 2027. L'orizzonte resta il ritorno a Roma, con una candidatura parlamentare verosimilmente da capolista al Senato nelle file del Partito democratico, con la benedizione della segretaria Elly Schlein. Ma il problema, già all'indomani delle regionali pugliesi, era come "svernare" nel frattempo.
Magistrato in aspettativa da oltre vent'anni, Emiliano aveva già fatto discutere chiedendo al Csm di valorizzare gli anni da amministratore ai fini degli avanzamenti di carriera. Un'operazione che equivarrebbe a mettere sullo stesso piano attività politica e funzione giurisdizionale: una mossa acrobatica sulla quale al momento non si registrano sviluppi. Ma parallelamente, l'ex governatore puntava a tornare in giunta come assessore. Ipotesi scartata da Decaro, non senza attriti, in favore della soluzione esterna: consigliere giuridico. Una formula che il Csm non ha però considerato convincente fin dall'inizio: già a marzo erano stati segnalati la mancanza di precedenti e la genericità dell'incarico, rilievi rimasti senza risposta nonostante le successive riscritture da parte della presidenza della Regione.
Determinante, nell'ultimo passaggio, anche il requisito dell'"accrescimento professionale" richiesto per il fuori ruolo: difficile sostenerne la sussistenza per un 66enne a due passi dalla pensione. Da qui la bocciatura netta e l'addio a quei 10mila euro mensili che l'incarico gli avrebbe garantito.
Resta quindi il nodo politico: cosa far fare alla "risorsa" Emiliano, e soprattutto da chi farlo pagare, in quest'anno e mezzo. In Puglia già si valuta una soluzione "tecnica", senza i vincoli del fuori ruolo per sfuggire alla tagliola del Csm. L'alternativa formale resterebbe il ritorno alla toga. Ipotesi che Emiliano nemmeno valuterebbe, tanto più lontano dalla Puglia. E fino alle urne il rebus dello sceriffo di Bari è tutto da risolvere: fuori dalla giunta, fuori dalle procure, in attesa di collocazione. Col 2027 sullo sfondo e un presente, ingombrante, ancora da riempire.