Per gli uni è lo "Stabilicum", l'alchimia in grado di dare finalmente la tanto agognata stabilità al Paese. Per gli altri è il "Melonellum", una sorta di colpo di mano del centrodestra. Una riedizione della "legge truffa" che fece gridare la sinistra allo scandalo nel lontano 1953. E, così, la nuova legge elettorale diventa un ring lessicale, oltre che politico. In una partita che, però, si intreccia pericolosamente con la costruzione degli equilibri interni al campo largo. Con il M5s che, forte dell'indicazione del candidato premier nel programma, ne approfitta per accelerare sulle primarie. Mentre Elly Schlein, speranzosa di poter evitare il confronto con Giuseppe Conte, tiene un profilo basso. Nel frattempo, tutti temono l'investitura dall'alto di un "federatore". E, in questo caso, il nome è sempre quello della sindaca di Genova, Silvia Salis. Quel che è certo è che il centrodestra vuole accelerare sulla legge elettorale, puntando ad approvarla prima dell'estate. "Con queste modifiche al testo originario abbiamo sanato alcuni difetti che riguardavano il primo testo", spiega al Giornale Nazario Pagano, di FI, presidente della commissione Affari Costituzionali della Camera. Che ribadisce: "Non vedo che margini di incostituzionalità possa più avere il testo, la responsabilità della sinistra è stata quella di essersi sempre rifiutata di ragionare". Dal centrodestra si nota come il nomignolo affibbiato al testo della maggioranza sia "inventato" e ça va sans dire pretestuoso. Ma è anche su questo tasto che battono le opposizioni. "Vorrei una legge che non fosse incostituzionale. Questa legge, per come è concepita, rafforzerebbe ancora di più il governo", attacca il "Melonellum" il pentastellato Stefano Patuanelli, parlando con Il Fatto Quotidiano. La stessa legge che, per il collega di partito Michele Gubitosa in un'intervista a La Repubblica, è "politicamente sbagliata nel merito e anche nei tempi". Insomma, "non ci sono le condizioni per trattare". "C'è chi dice che il centrodestra voglia approvare a tempo di record la riforma elettorale per andare al voto anticipato in autunno e così impedire che le nuove norme, fortemente sospette di incostituzionalità, siano vagliate dalla Corte costituzionale prima della loro applicazione. Se davvero esistesse, sarebbe un progetto sostanzialmente eversivo", alza l'asticella Dario Parrini, senatore del Pd, componente della commissione Affari Costituzionali di Palazzo Madama. Nel frattempo, dal campo largo, il tentativo è quello di presentare emendamenti comuni tra le opposizioni al testo dello Stabilicum, altrimenti detto "Melonellum". Dal centrodestra tiene il punto il ministro della Pubblica Amministrazione, Paolo Zangrillo, esponente di Forza Italia. Che insiste sulla linea della governabilità: "La legge elettorale deve essere ispirata alla necessità di evitare una situazione di stallo".
Sullo sfondo, c'è l'agitazione per la scelta del leader dei progressisti. Un percorso che si interseca con quello della legge elettorale. Infatti, il testo del centrodestra con l'indicazione del candidato premier ha ridato speranza al M5s di Conte, che da mesi spera nelle primarie come l'unica opportunità di potersi contendere la guida del campo largo con Schlein. "Il punto principale su cui dobbiamo concentrarci ora è costruire un programma condiviso per la coalizione. Dopodiché una leadership andrà espressa. E io non vedo alternative alle primarie", incalza Patuanelli. Mentre la segretaria l'alternativa la vede, eccome. "Per la scelta della leadership del centrosinistra due sono le strade: o il partito che prende un voto in più esprime la guida, la seconda sono le primarie", dice Schlein.