Quelle copertine? Raccontano la sinistra italiana

Scritto il 15/04/2026
da Alberto Giannoni

Il problema non è la fotografia ma la scelta dell'Espresso: mostrare Israele come un ghigno sadico e il popolo palestinese come una vittima dolente. E le "prime" dopo il 7 ottobre confermano questa linea faziosa e cieca

Amarezza tra gli ebrei italiani, coro di consensi a sinistra. La copertina dell’Espresso – la cosa non accadeva da tempo - è tornata a far parlare di sé. Quell’immagine del “colono” armato, quel suo riso che diventa ghigno di fronte a una donna araba apparentemente dolente, è parso quanto di più azzeccato agli occhi degli anti-israeliani.

Schiere di pro Pal hanno applaudito, seguaci come sono di una narrazione dichiaratamente manichea che rappresenta lo Stato ebraico come il male, riedizione del nazismo e artefice di un “genocidio” sadico ai danni di un popolo innocente, quello “palestinese”, che invece incarnerebbe per intero il bene, a Gaza come in Cisgiordania. E lo scatto giunge proprio dalla Cisgiordania nome occidentale e relativamente recente affibbiato alle antiche Giudea e Samaria, oggi sbandierato come un toponimo originario in grado di svelare la natura coloniale dell’attuale “occupazione”.

A sinistra la raccontano tutti così, sanno tutto e non hanno bisogno di conferme. La copertina dell’Espresso, quindi, ha ricevuto larghi consensi perché attesterebbe l’asserita crudeltà dell’imperialismo israeliano, o - come usa dire - del suprematismo messianico ebraico.
Dall’altra parte, ha provocato proteste, a partire da quelle dell’ambasciata israeliana. E autentico dolore in molti ebrei, che hanno visto nella rappresentazione di quel ghigno beffardo e inquietante l’ennesima riproduzione di antichi e nefasti stereotipi. “Condanniamo fermamente l’uso manipolatorio della recente copertina de L’Espresso – ha detto l’ambasciatore Jonathan Peled - L'immagine distorce la complessa realtà con cui Israele deve convivere, promuovendo stereotipi e odio. Un giornalismo responsabile deve essere equilibrato e corretto”.
Qualcuno ha addirittura messo in dubbio l’autenticità di quella scena. Ma la foto non è né falsa né manipolata. È stata scattata da un giovane fotografo italiano che l’ha pure contestualizzata nell’ambito delle controversie sulla raccolta delle olive nei territori in cui si scontrano le rivendicazioni arabe e spesso le angherie dei “coloni”. Insomma, il fotografo ha fatto il suo lavoro.

Di fronte alle prevedibili reazioni, l’Espresso e gli estimatori della rivista hanno quindi sottolineato il carattere informativo dell’immagine. “La fotografia è certificata (…) Dunque nessun falso. Essendo vera non può essere né nazista né antisemita” tagliava corto ieri Luca Telese.

Ma la questione così è banalizzata. Il discorso sull’obiettività dell’informazione invece è complesso e porta lontano. Il concetto di “verità”, come noto, va maneggiato con cautela. La neutralità è un mito e spesso un inganno quando viene ostentata come una virtù. L'informazione non è solo vera o falsa. I dati dell’economia, pur veri, restano suscettibili di mille diverse letture.

Il punto di vista non è mai neutro: sceglie cosa mostrare, quale momento, quale espressione, quale sorriso in questo caso. A conferma di ciò, il video di quel battibecco in Cisgiordania, rintracciabile on line, mostra un'interazione molto più articolata tra i protagonisti, uno scambio che va molto oltre lo schema aguzzino-vittima.
Se non esiste la “neutralità” esiste la responsabilità di scegliere, puntando su una visione, su uno scorcio di realtà lungo uno spettro di possibilità più o meno emotive, che vanno dalla razionalità alla suggestione. E questo ancora distingue (o dovrebbe farlo) gli organi di informazione dagli influencer.

Il punto dunque non è l’autenticità di quello scatto, ma il suo uso. Non è la manipolazione, ma la scelta. La foto ritratta sulla copertina dell'Espresso è "vera", autentica. Ma sceglie di proporre una visione, una lettura emotiva. L’Espresso ha scelto di mostrare quel momento, con l’intenzione di fargli dire qualcosa che molto va oltre l’episodio ritratto.
Se poi confrontiamo questa copertina dell’Espresso con quelle del 2023, quelle pubblicate dopo l’atroce attacco terroristico di Hamas ai danni di oltre mille israeliani – il 7 ottobre – possiamo dunque affermare che la scelta di quella copertina dice molto sull’Espresso, sul suo racconto del Medio Oriente, e sulla sinistra italiana che anche di questa copertina che mostrifica Israele, ha fatto un manifesto.