Al terzo piano di Palazzo Madama la politica batte un colpo e prova a incidere sul futuro del pallone ormai sgonfio. Malagò o Abete? Da queste parti si auspica ancora la cosiddetta terza via: il commissariamento. Scenario che Andrea Abodi, ministro dello Sport, ascoltato dalla settima commissione del Senato sulle «prospettive di riforma del calcio italiano», non evoca ma di sicuro non esclude: «L'autonomia dello sport va tutelata, ma vorrei avere la ragionevole certezza che non si tratti solo di un cambio di presidenti ma ci sia un cambio di sistema». Non mancano, va da sé, nel corso dell'audizione le punzecchiature nei confronti del presidente uscente Gravina, mai citato ma colpito: «Non è servito il 98,7% dei consensi ad applicare il programma. Ci porta a riflettere sul modo in cui si è costruito il consenso». Ed è la ragione per cui si aspetta «ancora che gli sforzi di queste settimane si concentrino sulle cose da fare».
Il non detto è che in questa fase il politicismo abbia la meglio su tutto e i profili in campo, da Malagò ad Abete, siano normalizzati dalle dinamiche interne alla Federazione. Ecco perché l'intervento del ministro si conclude così come era cominciato: «Non sono disponibile ad assistere a un cambio di regime. Sono pronto a fare qualsiasi cosa, nel lecito, per un cambio di registro». Ora tocca ai membri della commissione replicare. Per Paolo Marcheschi, senatore di Fratelli d'Italia e responsabile Sport del partito, cambiare registro significa una cosa soltanto: «Se un presidente uscente con il 98% dei voti non è riuscito a fare le riforme, come potrà il prossimo che sia Malagò, Abete o chi altro? Perché chi lo elegge gli dirà: 'Mi raccomando non fare niente'. Ci vuole dunque un commissario, non imposto ma scelto fra il calcio e la politica, che abbia poteri speciali».
E la pensa allo stesso modo il senatore azzurro Claudio Lotito che mette in scena uno show: racconta di avere avuto un lungo colloquio con il capo della Fifa, Gianni Infantino, inizia poi a leggere un'interrogazione parlamentare e arriva a scomodare testi giuridici per legittimare l'ipotesi commissariamento. Per Lotito non esiste altra soluzione: «Si nomini un bel commissario di profilo internazionale con tutti i poteri, che deve riferire solo al Parlamento, ed è finita la storia, noi in meno di un anno abbiamo già sistemato tutto». Non c'è più tempo. Per la replica di Abodi bisognerà aspettare martedì prossimo. Curiosità: quando tutto finisce un gruppo di senatori adusi alle dinamiche di palazzo osserva: «Occhio che le elezioni della Figc ci ricordano quelle del Quirinale. Chi entra papa rischia poi di uscire cardinale».