Un disastro annunciato, fondi mai spesi e lavori incompiuti

Scritto il 15/04/2026
da agi

AGI -  Nelle prime ore del 16 gennaio scorso, una frana di grandi dimensioni aveva paurosamente scosso Niscemi, in provincia di Caltanissetta; dai primi rilievi della Protezione civile regionale era emerso che il movimento franoso aveva interessato l'area a ridosso della parte occidentale del centro abitato, con una dimensione del coronamento superiore pari a 1,5 km. Intorno alle 12.30 del 25 gennaio, si era riattivato anche il fronte di frana del 1997, a ridosso della parte sud del centro abitato, con una dimensione del coronamento superiore a 2 km.

Il fronte instabile si è sviluppato complessivamente per circa 4,7 km lungo il margine dell'abitato, coinvolgendo il settore Sante Croci-Belvedere, l'area del torrente Benefizio e i versanti compresi tra la strada provinciale 10 e la Sp12. Le scarpate di distacco presentavano altezze mediamente comprese tra 25-30 metri, con valori massimi di oltre 50 metri. Una frana, dunque, di grandi dimensioni che ha comportato l'immediata delimitazione di una zona rossa fino a 150 metri e l'evacuazione della popolazione residente nell'area, oltre 1500 sfollati, con la collina che scivolava sulla Piana di Gela. Il Dipartimento della Protezione civile ha operato sin dalle prime ore in stretto raccordo con le strutture locali di protezione civile per monitorare l'evolversi della situazione.

Le misure di emergenza e il commissario straordinario

Il 26 gennaio il Consiglio dei ministri ha deliberato lo stato di emergenza per fronteggiare gli eccezionali eventi meteorologici che hanno investito le tre Regioni. Il 30 gennaio il Capo del Dipartimento, Fabio Ciciliano, ha firmato l'ordinanza 1180 che disponeva i primi interventi urgenti di protezione civile a supporto dei territori colpiti. Con Decreto Legge 25 del 27 febbraio, Ciciliano veniva nominato Commissario straordinario per l'area di Niscemi, per attuare le misure e gli interventi volti a rafforzare la sicurezza e la resilienza sul territorio.

L'inchiesta per disastro colposo e gli indagati

La procura di Gela, competente per territorio, intanto, apriva una inchiesta per disastro colposo e danneggiamento seguito da frana, fino a questo ultimo clamoroso atto: l'iscrizione nel registro degli indagati di tredici persone, tra cui gli ultimi quattro presidenti di Regione, quelli in carica dal 2010 al 2026: Raffaele LombardoRosario CrocettaNello Musumeci, oggi ministro alla Protezione civile, e l'attuale governatore Renato Schifani; nonché i capi della Protezione civile regionale del periodo.

Mancata realizzazione delle opere di mitigazione

In particolare viene contestata dalla procura nissena "la mancata realizzazione delle opere di mitigazione che avrebbero potuto evitare l'evento del 2026 o ridurlo perché i lavori previsti dopo la frana del 1997 non sarebbero stati realizzati". Dopo la prima poderosa frana di Niscemi erano stati stanziati 23 miliardi delle vecchie lire, ma i lavori appaltati a un'Ati non sarebbero stati compiuti. I fondi, 12 milioni di euro, per l'intervento di consolidamento, non sarebbero stati mai spesi.