Milano continua a essere un Expo senza fine che, se all'origine è stato una grande opportunità per rilanciare un modello di città aperta al mondo, orientata alla conoscenza, capace di attrarre investimenti, oggi ha intrappolato Milano in un'ossessione espositiva che ha frantumato lo Spirito Ambrosiano.
I più anziani sanno cosa sia quello Spirito perché l'hanno vissuto, crescendo milanesi anche se non sono nati nella città. E il successo di Expo è stato possibile proprio grazie a quello Spirito, alla sua concretezza e al pragmatismo, alla sua etica del lavoro, alla sobrietà, alla solidarietà e senso civico. Qualità che si stanno indebolendo, svanendo, perché l'amministrazione milanese ha voluto che la città continuasse a essere vetrina attrattiva della finanza, del lusso, del marketing, sempre alla ricerca di una forte internazionalizzazione, sempre più svincolata dalle sue tradizioni storiche. Certo, si può essere orgogliosi di una Milano delle start-up, della ricerca tecnologica, delle banche, dell'edilizia d'avanguardia che le danno un'immagine di grande fascino: c'è una città italiana del livello internazionale di Milano? No. Si vive bene a Milano? No. Ci vogliono molti soldi per tutto, per la casa, per mangiare, per bere, per muoversi. Gli stipendi sono bassi per una città che vuole gareggiare con New York e intanto è superata da Lisbona. La città è un Expo senza fine che attrae ricchezza ma non sa distribuirla ai suoi cittadini, costretti a cercare casa altrove, e infatti la città si svuota: in centro soltanto uffici e negozi carissimi sono un'impietosa testimonianza della morte di una città che vive se è abitata, a cominciare dalla sua parte storica. Un esempio che conosco bene: Milano ha una rete di università tra le più vaste in Europa, più di 200mila studenti che, una volta laureati, non si riescono a trattenere per via dei costi. E la città invecchia. Altro esempio che per esperienza conosco bene: è un'illusione pensare che un'amministrazione civica possa trasformare la città, però può orientare il suo sviluppo. Milano ha bisogno di sganciarsi da quell'immagine attrattiva che le ha creato Expo e ritrovare almeno qualche tratto fondamentale del suo tradizionale Spirito Ambrosiano.

