Unicredit-Commerz, Berlino alla resa

Scritto il 16/07/2026
da Marcello Astorri

Il cancelliere Merz: "Non impediremo l’acquisto o la fusione, mai tentato di farlo"

Una ritirata ordinata, un via libera a mezza bocca all'acquisizione della seconda banca del Paese da parte di Unicredit. «Non stiamo impedendo questa fusione o acquisizione», ha detto ieri il cancelliere tedesco Friedrich Merz durante una conferenza stampa, «non abbiamo mai tentato di farlo. Abbiamo solo affermato che il modo in cui Commerzbank è stata attaccata non è di nostro gradimento». Insomma, con un colpo di spugna si sono dimenticate le dichiarazioni del ministro delle Finanze, il socialista Lars Klingbeil, da sempre grande oppositore all'offerta del banchiere italiano Andrea Orcel. «Ciò che dobbiamo valutare è il modo in cui la questione è stata gestita. L'abbiamo percepita come aggressiva su certi aspetti».

La sensazione, però, è che il governo di Berlino a questo punto cerchi un canale di dialogo con Unicredit, una strada inevitabile dopo che alla conclusione dell'offerta pubblica di scambio si trova con in mano il 47,59% dell'istituto (in virtù del 26,7% che aveva, il 3,2% di derivati convertibili in azioni e il 17,6% di titoli consegnati dagli azionisti nel periodo di adesione). Ci sono poi un 13,2% di derivati regolabili in contanti, che potrebbero portare l'istituto italiano a superare con facilità la soglia del 50% e assicurarsi così un controllo pressoché assoluto dell'assemblea. Vi è quindi tutto l'interesse da parte del governo tedesco di sedersi a un tavolo per gestire le situazioni più politicamente spinose come l'occupazione e la centralità della piazza finanziaria di Francoforte. Per non parlare del modello di business di Commerz che Berlino vorrebbe restasse funzionale all'internazionalizzazione delle imprese della Germania, ma che Orcel vorrebbe rivedere in profondità.

Il tempo per trovare un minimo comune divisore non manca, dal momento che l'operazione richiederà diversi mesi prima di poter essere finalizzata. Unicredit dovrà ottenere tutte le autorizzazioni, compresa quella della Banca centrale europea che dovrebbe arrivare entro settembre. L'istituto di Piazza Gae Aulenti potrebbe poi mettere mano concretamente alla governance dell'istiutto nel corso del 2027, quando verosimilmente in primavera sarà convocata l'assemblea degli azionisti. A quel punto l'istituto italiano metterebbe piede pesantemente nel Consiglio di sorveglianza, con la possibilità di esprimere il nuovo amministratore delegato (l'attuale ceo, Bettina Orlopp, ha già fatto sapere di non volersi dimettere in virtù del suo contratto in vigore fino al 2029). A quel punto, Orcel potrebbe attuare il suo piano strategico su Commerz e, dopo tre anni, procedere alla fusione con la sua controllata Hvb. In questo lasso di tempo, ci sarà il tempo per trovare un accordo con il governo federale che detiene ancora oltre il 12%. Intanto, ieri S&P ha rivisto l'outlook di Commerz da «positivo» a «stabile» lasciando invariato il rating ad «A/A-1». Tutto invariato, invece, per la banca acquirente Unicredit.

Quanto all'Italia, ieri si è registrato un passo avanti nella privatizzazione di BdM Banca, valorizzata dal Medio Credito Centrale 550 milioni. Sono state aperte le porte della data room al Credem, alla cordata composta da Iccrea-Bppb e al Credit Agricole. L'apertura della data room, tuttavia, non esclude altri potenziali candidati all'acquisizione: tra questi, c'è l'interesse di Unicredit per la ex Popolare di Bari.