"Con il satellite, internet volerà anche nei borghi"

Scritto il 16/07/2026
da Marcello Astorri

Superato il test in Lombardia, il sottosegretario Alessio Butti: "Sarà più economico collegare le aree disperse"

Sottosegretario Alessio Butti, il test della connessione satellitare in Lombardia si è concluso con successo. Quali sono i passaggi successivi?

«La sperimentazione ha fornito indicazioni molto positive. L'abbiamo fortemente voluta e i risultati ci hanno dato ragione. Il prossimo passo sarà completare il rapporto tecnico e valorizzarne i risultati nell'aggiornamento della Strategia nazionale Bul (Banda Ultra Larga, ndr). L'obiettivo è integrare il satellite in un modello di connettività multimodale, accanto a fibra e wireless, per accelerare la copertura delle aree interne e dei borghi più isolati».

Per fare il test, con quali operatori avete collaborato?

«La sperimentazione è stata realizzata nell'ambito dell'accordo tra il Dipartimento per la trasformazione digitale, che ha investito 4,5 milioni, e Regione Lombardia, ed è stata affidata a Fastweb, Vodafone e Telespazio, con il supporto scientifico dell'Università di Pavia per la validazione dei risultati. Sono stati coinvolti diversi comuni lombardi e creati 41 borghi virtuali, simulando per sessanta giorni traffico reale (streaming, navigazione web, gaming, ecc) in differenti condizioni meteorologiche».

Sono emerse criticità?

«Le criticità sono circoscritte all'upload (caricamento, ndr) in alcuni scenari molto stressanti, soprattutto dove più borghi virtuali condividevano in contemporanea la stessa capacità di uplink satellitare. Bisogna però chiarire che non si tratta di un limite strutturale della tecnologia. I test hanno dimostrato che il fenomeno deriva dalla saturazione della capacità condivisa e da una configurazione volutamente portata al limite per stressare la rete. In download (scaricamento, ndr), invece, tutte le metriche sono risultate pienamente idonee».

Quali prestazioni può garantire la connessione satellitare rispetto alla fibra?

«La fibra resta la soluzione migliore dove è tecnicamente ed economicamente sostenibile. Proprio per questo il satellite va considerato uno strumento complementare e non alternativo. I test dimostrano che le moderne soluzioni satellitari offrono prestazioni elevate e pienamente compatibili con la maggior parte dei servizi digitali, dallo smart working alla didattica a distanza».

Il test serviva per dare un'opzione alternativa alla fibra per i borghi dispersi. Quanto farà risparmiare?

«In alcune aree estremamente isolate il costo di posa della fibra può raggiungere valori molto elevati, anche di decine di migliaia di euro per singolo civico. L'utilizzo di soluzioni satellitari può ridurre questi costi a poche centinaia di euro e abbattere i tempi di attivazione dei servizi, consentendo di raggiungere territori che rischierebbero di restare esclusi per molti anni».

Ora che avete validato la tecnologia, ci sarà un bando?

«Le modalità operative saranno valutate successivamente, ma l'approccio del Governo è chiaro e volto alla massima apertura al mercato e piena neutralità tecnologica. Non esistono tecnologie o operatori favoriti a priori. Esistono invece obiettivi pubblici: garantire connettività di qualità, ridurre il divario territoriale e utilizzare nel modo più efficiente le risorse disponibili».

Sarà solo per la Lombardia o per tutta Italia?

«La Lombardia ha rappresentato un laboratorio importante, ma il tema riguarda tutto il Paese e diverse regioni, tra cui la Liguria, hanno già manifestato interesse. Le principali criticità sono nelle aree interne, montane e nei piccoli comuni del Mezzogiorno. E lì, senza connettività, non può esserci vero ripopolamento né sviluppo territoriale. L'Europa ha certificato che in tre anni l'Italia è passata da una situazione di ritardo a essere tra i Paesi leader, con una copertura 5G prossima al 100% e una diffusione della fibra al 77,5% superiore alla media Ue».

Crede che la connessione satellitare creerà qualche problema ad attori della fibra come Open Fiber e FiberCop, di cui lo Stato è azionista?

«Assolutamente no. L'Italia continuerà a investire nella fibra ottica, che resta la spina dorsale delle infrastrutture digitali nazionali, ma ha il dovere di utilizzare ogni strumento disponibile per completare definitivamente la trasformazione digitale del Paese».