Donald Trump non ha mai avuto così tanti dubbi. Come se non bastassero quelli su un possibile accordo con l’Iran - la riunione di venerdì scorso nella Situation Room della Casa Bianca si è conclusa senza raggiungere, almeno apparentemente, una decisione definitiva sui negoziati con i pasdaran - , il tycoon, pare, sia incerto anche su una questione di politica interna che lo riguarda ben più da da vicino. Stabilire se il suo numero due, JD Vance, sia in grado di proseguire la rivoluzione Maga e rappresentare il partito repubblicano alle elezioni del 2028.
A riferire dell’indecisione al 1600 di Pennsylvania Avenue è il New York Times, secondo il quale The Donald interroga spesso collaboratori e alleati sulle capacità politiche di Vance. E la risposta che di solito si dà lo stesso Trump (“non ne sono sicuro”), rende evidenti i suoi pesanti dubbi su un tema che di qui a pochi mesi, in particolare dopo i risultati delle consultazioni di midterm, monopolizzerà l’attenzione dei media e degli elettori americani.
Trump conduce dei focus group periodici e sembra divertirsi a punzecchiare i suoi collaboratori più stretti e a tenerli in uno stato di incertezza per affermare il proprio dominio. Per questo motivo, sottolinea il New York Times, il miliardario non sta scaricando il vicepresidente, che viene coinvolto nelle decisioni più importanti dell’amministrazione americana, ma la posta in gioco nel caso dell’ex senatore, in teoria favorito per la nomination repubblicana, è più alta.
Stando a quanto riportato dal quotidiano Usa, Trump conduce dei sondaggi in privato per capire chi sia più popolare tra il suo numero due e il segretario di Stato Marco Rubio. Nel corso delle sue indagini, il tycoon avrebbe confidato a diversi suoi alleati che Vance non ha vinto una competizione difficile senza il suo aiuto (come successo in occasione della corsa per un seggio al Senato in Ohio) e si sarebbe lamentato anche per il numero di vacanze prese dal politico quarantunenne. Le lamentele del leader statunitense riguarderebbero anche l’iniziale opposizione del suo vice al conflitto in Iran e gli eventi pubblici in cui Vance non si sarebbe mostrato all’altezza del ruolo. Uno fra tutti, quando durante una cerimonia alla Casa Bianca il vicepresidente fece cadere un trofeo di football.
Nonostante Vance abbia dimostrato lealtà nei confronti del suo capo e rimanga una figura popolare per la base Maga, Trump continua a provocare il suo numero due criticando le sue scarpe e prendendolo in giro per la sua tendenza ad interrompere le conversazioni. Su quest’ultimo punto il New York Times riporta un episodio alquanto emblematico delle relazioni tra due degli uomini più potenti del mondo. A novembre, nel corso di un incontro con i senatori del Gop, il presidente avrebbe chiesto al suo vice perché non fosse più servile come i funzionari che lavorano per il presidente cinese Xi Jinping. “JD non si comporta come loro. JD si intromette nelle conversazioni”, avrebbe detto il tycoon. Per poi aggiungere: “Voglio che si comporti così almeno per un paio di giorni. Va bene, JD?”.
Secondo quanto dichiarato da persone vicine al presidente, Vance gode della stima di Trump. Che però intanto, complice le numerose iniziative di politica estera dell’amministrazione Usa maneggiate dal segretario di Stato Rubio, avrebbe cominciato ad elogiare l’ex senatore della Florida e a confidare ai suoi collaboratori quanto sia impressionato dal lavoro che sta svolgendo. “A chi piace JD Vance? A chi piace Marco Rubio”, ha chiesto il tycoon ai partecipanti ad una cena all’inizio di questo mese senza esprimere alcuna preferenza. “Chiunque riceverà questo incarico sarà molto importante”, ha affermato The Donald in una recente intervista a Fortune, sottolineando che “se si sceglie la persona sbagliata sarà un disastro”. Una considerazione che, con l’avvio della stagione delle primarie alle porte, tormenterà ogni giorno di più l’Amleto alla Casa Bianca.

