Hormuz, sesta notte di raid. E l'Iran "seppellisce" Trump

Scritto il 16/07/2026
da Valeria Robecco

Il tycoon: "Vogliono un accordo. Altrimenti colpiremo centrali elettriche e ponti". Ma il regime lo dipinge morto

Gli Stati Uniti hanno lanciato una nuova serie di attacchi contro l'Iran nelle prime ore di ieri, che "continueranno finché non dirò basta", ha minacciato il presidente americano Donald Trump, sottolineando che "prima o poi" gli Usa colpiranno gli obiettivi del settore energetico. "Li colpiremo duramente domani e dopodomani. La settimana prossima la situazione per loro si farà davvero critica, poiché toccherà alle centrali elettriche e ai ponti. Distruggeremo tutte le loro centrali e tutti i loro ponti, a meno che non si siedano al tavolo delle trattative", ha avvertito il tycoon in un'intervista a Fox, precisando che tutto quello che l'Iran dice "è una bugia. Hanno detto che non abbiamo mai parlato di nucleare". E ancora: "Saranno sconfitti presto", aggiungendo poi di aver "ricevuto una chiamata dall'Iran, vogliono incontrarlo, vogliono fortemente raggiungere un accordo".

Il Comando Centrale degli Stati Uniti (Centcom) ha annunciato un altro round di attacchi durante la motte dopo quelli di ieri in cui sono stati impiegati ordigni di precisione contro i sistemi di difesa costiera iraniani e contro i siti di stoccaggio e lancio di missili da crociera sull'isola di Greater Tunb, con l'obiettivo di "indebolire ulteriormente le capacità militari utilizzate dalle forze iraniane per colpire il traffico navale commerciale nello Stretto di Hormuz". Intanto un portavoce del governo iraniano ha dichiarato in un post su X che almeno 35 civili sono morti nei recenti raid Usa nel sud del Paese.

E a Teheran, in Piazza Enghelab, è stato inaugurato un nuovo murales raffigurante The Donald in una bara avvolta nella bandiera a stelle e strisce con la scritta "uccideremo Trump". Un'opera che si inserisce in una serie di appelli alla vendetta da parte dei più intransigenti dopo l'uccisione dell'ex Guida Suprema Ali Khamenei. L'inquilino della Casa Bianca da parte sua non esclude di inviare truppe sul terreno, "se penserò che lo schieramento di soldati di terra sia appropriato. A volte è necessaria una campagna di terra, ma abbiamo altre persone che la condurrebbero per noi. Abbiamo colpito l'isola di Kharg tre volte: abbiamo colpito tutto, tranne gli impianti petroliferi".

Trump ha tenuto martedì una riunione nella Situation Room per discutere una massiccia offensiva contro la Repubblica islamica che, secondo quanto rivelato da tre fonti informate ad Axios, avrà una portata più ampia rispetto agli attuali attacchi nell'area di Hormuz. Il comandante in capo è stato affiancato dal suo principale team per la sicurezza nazionale, tra cui il vicepresidente JD Vance, il segretario di Stato Marco Rubio, il capo del Pentagono Pete Hegseth, il capo degli Stati Maggiori Riuniti, generale Dan Caine, il direttore della Cia John Ratcliffe, l'inviato Steve Witkoff e altri alti funzionari. Il Corpo delle guardie della rivoluzione islamica, nel frattempo, ha annunciato che lo Stretto di Hormuz rimarrà chiuso fino alla fine degli "atti di aggressione" statunitensi. Il tycoon invece ha insistito che è aperto, ma non per l'Iran, spiegando di aver fatto marcia indietro della tassa per la sorveglianza della via marittima perché "Emiri e Paesi del Golfo mi hanno chiamato chiedendomi di investire in America al posto dell'imposta del 20%". "Sono stato contattato da diverse persone, da diversi paesi - ha raccontato - Re ed emiri, e hanno detto: Vorremmo procedere in modo diverso. Vorremmo investire miliardi e miliardi di dollari negli Stati Uniti'. La cosa in realtà mi piace, perché non credo che qualcuno debba poter imporre una tariffa per lo stretto".