Un satellite segreto cinese per spiare e colpire le basi Usa: così l’Iran preparava gli attacchi

Scritto il 15/04/2026
da Francesca Salvatore

Un sistema ad alta risoluzione trasferito in orbita e gestito dalla Guardia Rivoluzionaria svela una nuova fase della guerra tecnologica in Medio Oriente e il ruolo crescente di Pechino accanto a Teheran

Un’indagine internazionale pubblicata dal Financial Times ha portato alla luce un nuovo tassello nella crescente militarizzazione dello spazio in Medio Oriente: l’Iran avrebbe acquisito in modo discreto un satellite ad alta risoluzione costruito in Cina, utilizzato per monitorare e colpire obiettivi militari statunitensi nella regione. La rivelazione stressa ancor di più quanto la cooperazione tra Iran, Cina e Russia sia ormai sempre più strutturata e strategica.

Secondo documenti militari trapelati e analisi indipendenti, il dispositivo – noto come TEE-01B – avrebbe fornito alla Guardia Rivoluzionaria iraniana una capacità senza precedenti di sorveglianza e targeting, segnando un salto qualitativo nella proiezione militare del Paese.

Un satellite “civile” per usi militari

Il satellite TEE-01B sarebbe stato sviluppato da una società commerciale cinese, la Earth Eye Co, e lanciato nel 2024, per poi essere trasferito all’Iran una volta in orbita attraverso un modello noto come “in-orbit delivery”, un modello di esportazione poco conosciuto in base al quale i veicoli spaziali lanciati in Cina vengono trasferiti a clienti esteri dopo aver raggiunto l'orbita.Formalmente destinato ad applicazioni civili – come monitoraggio agricolo o gestione delle emergenze – il sistema è stato invece impiegato per scopi militari.

A differenza dei precedenti satelliti iraniani, la nuova piattaforma offre immagini con una risoluzione di circa mezzo metro, paragonabile a quella dei migliori sistemi commerciali occidentali. Questo livello di dettaglio consente di identificare velivoli, movimenti di truppe e modifiche infrastrutturali: un vantaggio cruciale per pianificare attacchi mirati e valutarne l’efficacia.

Tale capacità colmi una lacuna storica dell’Iran nel campo dell’intelligence satellitare, finora limitata da tecnologie domestiche meno avanzate.

Dalle basi USA al Golfo: la mappa della sorveglianza

I documenti analizzati mostrano che il satellite è stato utilizzato per osservare numerosi siti strategici statunitensi e alleati in Medio Oriente. Tra questi figurano basi aeree in Arabia Saudita e Giordania, installazioni navali in Bahrein e infrastrutture militari in Iraq, Kuwait e Gibuti.

Le immagini sarebbero state acquisite nei giorni immediatamente precedenti e successivi ad attacchi con droni e missili rivendicati dall’Iran o da gruppi alleati. I registri mostrano che il satellite ha catturato immagini della base aerea Prince Sultan in Arabia Saudita il 13, 14 e 15 marzo. In alcuni casi, la tempistica suggerisce un uso diretto del satellite per la selezione dei bersagli e la verifica dei danni inflitti.

Non solo obiettivi militari: il sistema avrebbe monitorato anche infrastrutture civili critiche nel Golfo, come porti commerciali e impianti energetici. Un elemento che amplia le implicazioni strategiche della vicenda, coinvolgendo direttamente la sicurezza economica della regione.

Cina, Iran e la “zona grigia” dello spazio

Il caso TEE-01B evidenzia una tendenza sempre più rilevante: la crescente ambiguità tra spazio civile e militare, in particolare nel contesto cinese. Aziende formalmente private operano spesso in stretta connessione con l’apparato statale e militare, rendendo difficile distinguere tra attività commerciali e supporto strategico.

Come parte dell'accordo, al Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche è stato concesso l'accesso alle stazioni di terra commerciali gestite da Emposat, un fornitore di servizi di controllo satellitare e dati con sede a Pechino e una rete globale che si estende in Asia, America Latina e altre regioni.

Secondo esperti occidentali, la fornitura di capacità satellitari all’Iran rientra in una più ampia strategia di Pechino per rafforzare la propria influenza geopolitica senza esporsi direttamente. La cooperazione tecnologica si affianca a legami economici consolidati, soprattutto nel settore energetico. Il risultato è un nuovo scenario in cui lo spazio diventa terreno di competizione indiretta tra potenze globali, con il Medio Oriente come uno dei principali teatri di confronto.