Tajani ridisegna Fi: acclamazione per Costa

Scritto il 15/04/2026
da Anna Maria Greco

Le scelte del segretario dopo incontri e polemiche. L'ex ministro nuovo capogruppo. Barelli viceministro

Alla fine, i 54 deputati azzurri scelgono Enrico Costa come presidente, per acclamazione come è sempre stato. Nessuno chiede l'elezione, la conta non si fa e il successore di Paolo Barelli chiude una partita che ha generato malumori e divisioni in Forza Italia. Un applauso basta per il candidato unico proposto dallo stesso dimissionario. Il leader Antonio Tajani ringrazia l'uno e fa gli auguri all'altro.

Ora, però, il nuovo capogruppo ha il mandato di ristabilire l'unità nel partito a Montecitorio, come al Senato Stefania Craxi che ha sostituito Maurizio Gasparri, secondo le raccomandazioni dei fratelli Berlusconi.

"Per Antonio Tajani è una vittoria - dice uno dei deputati più vicini al segretario - Costa è il suo candidato e così ha sventato i tentativi di altri che ambivano al posto. Dopo qualche amarezza, il leader ha ripreso il controllo e si andrà avanti, senza scossoni, sulla via del rinnovamento. Che è nato dall'interno non imposto da fuori, come qualcuno vuole raccontare".

Barelli, sembra sicuro, avrà un posto da viceministro, un gradino più su dei sottosegretari, al ministero dei Rapporti con il parlamento. Senza portafogli, così non dovrà dare le dimissioni dal vertice della Federnuoto. "L'idea -spiega un big di Fi- è anche rafforzare la presenza e il legame di Fi con il governo Meloni".

Due segnali decisi Tajani li ha voluti dare ai suoi. Ieri mattina ha fatto saltare un incontro con Giorgio Mulè, in cui il vicepresidente della Camera voleva probabilmente discutere di eventuali cambi nei ruoli attorno al capogruppo, dal vicario al tesoriere, ai delegati d'aula, al portavoce. Il vicepremier e ministro degli Esteri, tra un viaggio in Libano e uno in Cina, ha avuto buon gioco a rinviare, forse ad oggi, chissà. "A cose fatte, non è più la stessa cosa - dice uno dei contestatori del segretario-, la famiglia Berlusconi ha detto deponete le armi e l'abbiamo fatto, hanno voluto Costa e va bene, speriamo almeno che la gestione del gruppo sia un po' meno accentrata e più condivisa. D'altronde, può essere un'operazione identitaria, alla Camera un liberale doc e al Senato una socialista". A qualcuno il nuovo capogruppo avrebbe già assicurato che intende confermare tutti, facendo sfumare le speranze di piazzare volti vicini alla fronda interna.

Il secondo segnale è piccolo ma significativo. Il congresso regionale in Val d'Aosta si aprirà sabato, come previsto e a presiederlo sarà Raffaele Nevi, vicario del gruppo alla Camera, portavoce di Fi e fedelissimo di Tajani. Altri congressi seguiranno, ma prima nelle regioni dove non ci sono divisioni, come ha concordato lunedì il presidente del Piemonte Alberto Cirio con Marina Berlusconi a Milano. È la risposta a chi voleva un blocco dei congressi, malgrado Tajani li avesse annunciati. Raccontano che la figlia del Cavaliere sia stata bersagliata per mesi da lamentele di chi alimentava le lotte intestine in diverse regioni (vedi Lombardia, Sicilia, Campania, Puglia, Sardegna..) e si sia preoccupata, ma al governatore avrebbe detto che "l' unico suo cruccio è vedere Fi compatta, con una sensibilità comune, dunque i congressi sono utili, una scelta obbligata e lo stesso Silvio nel 94 avvertiva che chi perde diventa vice del vincitore, il timing però vuole che si parta dove già c'è unità d'intenti, mentre altrove bisogna trovarla prima". In sostanza, dove c'è un candidato unico a coordinatore. Come in Piemonte, dove sarebbe rinnovato il ministro per la Pubblica amministrazione Paolo Zangrillo, favorevole al ricambio generazionale, che avrebbe spinto il conterraneo Costa, emerso soprattutto nella battaglia del referendum sulla giustizia.