La produzione di Zerocalcare paga "Due spicci" i lavoratori

Scritto il 31/05/2026
da Pasquale Napolitano

Tecnici e partite Iva impegnati nell'ultima serie infuriati: stipendi da 6 euro l'ora e turni massacranti. L'opera ha anche ricevuto 3 milioni dal tax credit

Con i suoi fumetti dà voce ai precari, agli operai, agli sfruttati, agli immigrati, agli ultimi. Zerocalcare, all'anagrafe Michele Rech, è un eroe della sinistra. È la testa d'ariete dei pro Pal, dei centri sociali, come Askatasuna, dei collettivi, dei radical chic. Ora però l'ultima sua opera televisiva, Due spicci, mini-serie in 8 episodi uscita il 26 maggio scorso su Netflix, rischia di trasformarsi in un boomerang. Il 24 maggio al Circo Massimo di Roma si è svolta l'anteprima della serie televisiva, che ha intascato tre milioni dal ministero della Cultura grazie al tax credit. Il filo conduttore del prodotto è la denuncia sul mondo del precariato e delle difficoltà economiche che colpiscono le famiglie.

La mini-serie mescola il racconto fumettista all'attualità. Due spicci è prodotta da Movimenti Production, casa di produzione con sede a Milano e Roma. Zerocalcare è ispiratore e direttore. Subito dopo il lancio, però, sono arrivate al sindacato Unita, una community di artisti, fumettisti e animatori, decine di denunce e segnalazioni su presunti episodi di sfruttamento dei lavoratori impiegati per realizzare l'opera dell'eroe della sinistra. Un caso citato anche da Marco Giusti su Dagospia.

Per realizzare la mini-serie Due spicci sono stati impiegati 400 collaboratori. Le segnalazioni sono ben circostanziate. Il Giornale ha avuto modo di leggerle e riguardano paghe da fame, 6 euro all'ora, ricorso alle collaborazioni come partita Iva ma orari massacranti e allungamento del periodo di lavoro a compensi invariati. La prima segnalazione arriva da chi si firma BG Artist che al sindacato Un!ta denuncia: "Vorrei che si sapesse, che nella proposta mi avevano offerto 6 lordi all'ora, non ho accettato". Molti invece avrebbero acconsentito a paghe, se confermate, equiparabili a quelle degli immigrati nei campi pugliesi. Un'altra segnalazione è più chiara: "Ci hanno sfruttato fino all'osso, con ritmi disumani. A giugno ci hanno detto che avrebbero aggiunto due episodi ma nonostante questo la consegna rimaneva identica (fine agosto). Quindi il carico di lavoro è aumentato ma la paga no, togliendoci anche le ferie ad agosto".

Altra denuncia riguarda i contratti: "Lavorare così in partita Iva non è possibile, vieni trattato come un dipendente. Il progetto era organizzato male e la pessima organizzazione diventa lavoro in più" scrive un lavoratore impiegato nella realizzazione della serie Due spicci. E un altro ancora: "Hanno provato a infinocchiare gli accordi presi in contratto, per giustificare il doppio dei frames che mi avevano assegnato. Per fortuna sono riuscito a non farmi infinocchiare. Oltre ovviamente alla paga bassa". Ecco un altro collaboratore che rivela: "Il fatto più grave è che il nostro reparto ha finito il lavoro prima della data prevista, ci è stato proposto di aiutare su un altro progetto. Chi non accettava vedeva il suo contratto rescisso, con decurtazione dei soldi". Naturalmente si tratta di segnalazioni che per ora restano tali. E da parte sia di Zerocalcare che della società di produzione Movimenti Production non sono arrivate risposte ufficiali. Siamo certi che Zerocalcare non ne sappia nulla. Anche perché in passato si è battuto (esempio i magazzinieri della Rai) contro licenziamenti e paghe da fame. Altra precisazione. Netflix non c'entra nulla con le segnalazioni, in quanto ha semplicemente acquistato i diritti del prodotto. Noi del Giornale abbiamo provato a contattare gli uffici di Movimenti Production che hanno promesso di richiamarci. A oggi però nulla.