Onorevole Mara Carfagna, che idea si è fatta sulla bocciatura delle preferenze?
"Noi Moderati ha sostenuto con forza, e fin dall'inizio, l'emendamento sulle preferenze: siamo convinti che i cittadini abbiano il diritto di scegliere chi mandare in Parlamento. L'esercizio di questo diritto può contrastare la piaga dell'astensionismo, aumentare la partecipazione politica in senso lato, migliorare la nostra democrazia. In tutta evidenza, una trentina di parlamentari di maggioranza ha preferito tutelare un interesse personale o quello che ritenevano tale, impedendo l'introduzione di una modifica che sarebbe stata salutare per il sistema democratico".
Pensa che si tratti di un voto che mette a rischio la maggioranza e il prosieguo della legislatura?
"Non credo, e le richieste dell'opposizione in questo senso mi sembrano molto strumentali. Il cuore della riforma non sono le preferenze, che infatti erano proposte da un emendamento, ma l'indicazione del candidato premier nel programma e il passaggio al sistema proporzionale con un premio allo schieramento vincente per garantire stabilità al Paese. Nessuno nella maggioranza mette in discussione questi capisaldi, l'accordo è solido e non sarà incrinato da un voto segreto finito male".
La possibilità di riaprire la partita al Senato è concreta?
"Tecnicamente è possibile, come ha ricordato il presidente La Russa. Poi, è ovvio, dipenderà dalle valutazioni politiche dei leader".
Nell'inevitabile caccia ai franchi tiratori un'ipotesi che circola è che le donne del centrodestra abbiano contribuito in maniera importante alla bocciatura, sentendosi penalizzate dalla mancanza delle quote sui capilista. Le sembra plausibile?
"Guardi, ogni parlamentare donna è ben consapevole che non esiste sistema elettorale che garantisca una sicura quota di rappresentanza femminile. Lo si è visto nelle ultime due tornate elettorali, quando soprattutto la sinistra ha doppiamente eluso le norme in favore della parità: nel maggioritario le donne sono state candidate in massa dove non c'era possibilità di vittoria e, nel proporzionale, le pluricandidature femminili sono state usate per fare largo agli uomini che venivano dopo di loro".
E allora qual è la soluzione?
"Bisogna rovesciare la prospettiva. Siamo nel 2026, abbiamo due donne alla guida dei principali partiti. Abbiamo una donna premier, donne capigruppo in Parlamento, donne alla guida di Regioni e grandi città, donne numeri uno o due in ogni partito. Le donne in politica sono perfettamente in grado di farsi valere all'interno dei partiti. Rivendichino gli spazi che spettano loro, si battano per ottenerli, qualunque siano le leggi elettorali".
Cosa ne pensa dell'emendamento Bonetti - bocciato in aula - che prevedeva la parità di genere nel complesso delle candidature delle liste?
"Il punto non è candidare un numero paritetico di uomini e donne. Il punto è far eleggere un numero significativo di donne ed evitare che le posizioni degli eletti sicuri siano monopolizzate dagli uomini. Questo dipende dalle scelte dei partiti, non c'è tecnicismo che possa eludere questo dato. Giusto sollevare il problema, giusto richiamare l'attenzione, ma personalmente rilevo un dato di fatto: le colleghe dell'opposizione sembrano le più preoccupate in assoluto su possibili passi indietro, e me ne sorprendo. Se davvero i loro partiti hanno a cuore la rappresentanza femminile, perché questo timore?".

