Giovanni Malagò , 67 anni, ex Presidente del Coni e reduce dallo straordinario successo delle Olimpiadi Milano Cortina, è oggi il nome più accreditato per la successione di Gravina alla Figc. All'indomani della mancata qualificazione dell'Italia ai mondiali di calcio, la Lega serie A lo ha candidato alla Presidenza della Figc quasi all'unanimità (diciannove su venti), tutti tranne la Lazio di Lotito. Malagò ha accettato di rispondere in esclusiva sul podcast Sette Vite. È la prima intervista che concede da quando il suo nome circola su tutti i giornali come il favorito per la Figc.
Presidente, cosa significa la mancata qualificazione dell'Italia ai Mondiali?
"È qualcosa di incredibile, sorprendente e doloroso, per motivi che non serve neanche spiegare. Sono andato a vedere Italia-Irlanda a Bergamo. Non avevo alcun ruolo istituzionale, ma mi sembrava giusto esserci come cittadino e come appassionato. Sono rimasto incollato alla partita, grandi emozioni. Questo dice tutto".
Diciannove club italiani di serie A su venti hanno indicato il suo nome per la successione a Gravina alla presidenza della Figc. È fatta?
"Io non mi sono candidato. Non ho fatto alcun passo formale in questo senso. Alcuni rappresentanti della Lega di Serie A mi hanno chiesto un'eventuale disponibilità. Li ho ringraziati per la fiducia, ma ho detto che senza un passaggio formale non sarebbe corretto dare alcuna risposta".
Se ci sarà una indicazione ufficiale?
"Allora farò le mie valutazioni. Prima di quel prerequisito non si entra neanche in corsa".
Beh, però che 19 società su 20 abbiamo fatto il suo nome è un fatto abbastanza eccezionale, no?
"È oggettivamente impressionante. Parliamo di un mondo storicamente complesso, litigioso, dove per anni è stato difficile trovare anche solo una maggioranza semplice. Vedere 19 società convergere su un soggetto terzo, peraltro esterno alla dinamica federale diretta, è un fatto che merita attenzione. Se non ci fosse stato questo livello di compattezza, probabilmente avrei già declinato".
Perché hanno pensato a lei?
"Credo che mi vengano riconosciute credibilità e affidabilità. Nei momenti complicati serve qualcuno che sia considerato efficace e capace di tenere la barra dritta".
L'affidabilità non dovrebbe essere una qualità normale per chi ha ruoli di responsabilità?
"Evidentemente non sempre è così scontata".
Da osservatore esterno: cosa manca oggi al calcio italiano?
"Su questo devo essere molto corretto. Una candidatura, se ci sarà, va accompagnata da un programma condiviso. Qualsiasi cosa dicessi ora rischierebbe di sembrare una dichiarazione programmatica fatta prima dei confronti formali con le componenti".
Ma le piacerebbe davvero guidare la Figc?
"È una sfida che mi affascina, su questo non ci sono dubbi. Allo stesso tempo sono una persona realista: sarebbe un impegno enorme, che impatterebbe sulla mia vita, sulla mia azienda e sulla mia quotidianità. Io sono un imprenditore e valuto tutto a trecentosessanta gradi".
Quindi?
"Quindi le dico solo questo: se faccio una cosa, la faccio con serietà".

