"Suicidio o omicidio? No, errore medico". Un libro ribalta le tesi su Marylin Monroe

Scritto il 31/05/2026
da Roberta Damiata

A cento anni dalla nascita della diva, una nuova biografia mette in discussione decenni di teorie e punta l'attenzione sul ruolo del medico che seguiva l’attrice

A distanza di oltre sessant'anni dalla sua morte, Marilyn Monroe continua a far parlare di sé. Non soltanto per il fascino intramontabile che ancora oggi esercita sul pubblico di tutto il mondo, ma anche per quel mistero che accompagna la sua scomparsa dal 5 agosto 1962. Suicidio, omicidio, complotto politico, nel corso dei decenni sono state avanzate le ipotesi più disparate per spiegare la morte della diva hollywoodiana. Oggi, però, una nuova biografia propone una lettura completamente diversa dei fatti. Secondo il giornalista e scrittore Andrew Wilson, autore del volume I Want to Be Loved By You: Marilyn Monroe -A Life in 100 Takes, l'attrice non si tolse la vita e non fu nemmeno vittima di un assassinio. Sarebbe morta invece a causa di un tragico errore medico. Una tesi destinata inevitabilmente a suscitare dibattito, soprattutto perché arriva nell'anno in cui si celebra il centenario della nascita dell'attrice, nata il 1° giugno 1926 come Norma Jeane Mortenson e diventata una delle figure più iconiche della storia del cinema.

La morte che continua a dividere storici e biografi

La fine di Marilyn Monroe è stata oggetto di innumerevoli libri, documentari e inchieste giornalistiche. La versione ufficiale parlò di una probabile overdose da farmaci classificata come suicidio. Eppure, sin dall'inizio, non mancarono dubbi e sospetti. Negli anni si sono moltiplicate le teorie che collegavano la sua morte ai presunti rapporti con il presidente John Fitzgerald Kennedy e con il fratello Robert Kennedy, alimentando uno dei più celebri misteri della cultura popolare americana. Wilson, però, ritiene che la realtà sia molto meno spettacolare e molto più drammatica. Secondo il biografo, la spiegazione sarebbe da ricercare nella gestione medica dell'attrice e nella quantità di farmaci che le venivano prescritti in quel periodo particolarmente difficile della sua vita.

Il documento che cambia la prospettiva

Al centro della nuova ricostruzione c'è Hyman Engelberg, il medico che seguiva Marilyn negli ultimi anni della sua vita. Per lungo tempo Engelberg sostenne di non aver mai prescritto all'attrice l'idrato di cloralio, uno dei farmaci rinvenuti nel suo organismo dopo la morte. Ma durante le ricerche per il libro, Wilson ha recuperato un documento battuto all'asta nel 2011 che racconta una storia diversa. Si tratta di una prescrizione firmata proprio dal medico. Secondo l'autore, quel documento dimostrerebbe che Engelberg aveva effettivamente fornito all'attrice il medicinale che aveva sempre negato di averle prescritto. “Se non hai nulla da nascondere perché negare in modo tanto categorico?”, ha dichiarato Wilson in un'intervista al Sunday Times. Per il biografo, quel particolare assume oggi un'importanza fondamentale nella ricostruzione degli eventi che portarono alla morte della diva.

Il mix letale di medicinali

La teoria sviluppata nel libro ruota attorno all'interazione tra due farmaci. Da una parte l'idrato di cloralio, potente sedativo utilizzato all'epoca per trattare l'insonnia, dall'altra il Nembutal, un barbiturico anch'esso prescritto dallo stesso medico. Secondo Wilson sarebbe stata proprio la combinazione delle due sostanze a provocare il decesso. L'autore non parla di un atto volontario da parte dell'attrice ma di una catena di errori e sottovalutazioni che avrebbe avuto conseguenze fatali. “Il dottor Engerlberg all'epoca attraversava un momento complicato, si stava separando dalla moglie Esther, e credo sia entrato nel panico”. E ancora: “Si è trattato di un incidente ma anche di un catastrofico errore di valutazione”. Parole che spostano completamente l'attenzione dalla figura di Marilyn a quella di chi avrebbe dovuto proteggerne la salute.

Gli ultimi mesi di una donna fragile

Quando morì, Marilyn Monroe stava attraversando una fase particolarmente difficile. La sua salute psicologica era compromessa da depressione, ansia e problemi cronici di insonnia. Inoltre stava vivendo una profonda crisi professionale dopo essere stata allontanata dal set del film Something's Got to Give. Wilson sostiene che nei due mesi precedenti alla morte la quantità di farmaci prescritti all'attrice fosse impressionante. Negli ultimi due mesi di vita, le vennero prescritte 830 dosi di medicine che sarebbero bastate per uccidere diverse persone”. Una situazione che lo scrittore paragona a tragedie molto più recenti che hanno coinvolto celebrità alle prese con dipendenze farmacologiche e fragilità psicologiche.

Quella notte nella casa di Brentwood

La ricostruzione delle ultime ore di vita della diva continua ancora oggi a suscitare interrogativi. Secondo quanto emerso, quella notte Marilyn si chiuse nella propria stanza da letto. A preoccuparsi fu la governante Eunice Murray, che non riusciva più ad avere risposta dall'attrice. Fu lei a contattare lo psichiatra Ralph Greenson, figura centrale nella vita di Marilyn negli ultimi anni. Greenson raggiunse l'abitazione e riuscì a entrare nella stanza soltanto rompendo una finestra. La trovò distesa sul letto, ormai priva di vita. Successivamente venne chiamato Engelberg, che ne constatò ufficialmente il decesso. Nel libro, Wilson sostiene inoltre che trascorse circa un'ora prima che venissero contattate le autorità e che fu proprio il medico a indicare agli investigatori l'ipotesi del suicidio. Un dettaglio che oggi contribuisce ad alimentare ulteriormente il dibattito sulla vicenda.

La donna dietro il mito

Uno degli aspetti più interessanti della biografia è il tentativo di restituire un'immagine più complessa di Marilyn Monroe. Per decenni è stata ricordata soprattutto come simbolo di sensualità, ma dietro quella figura si nascondeva una donna colta, ambiziosa e straordinariamente determinata. Amava leggere, studiava con rigore la recitazione e cercò in ogni modo di sottrarsi ai ruoli stereotipati che Hollywood continuava ad assegnarle. Fu tra le prime attrici a fondare una propria società di produzione, rivendicando il controllo sulla propria immagine e sulle proprie scelte artistiche in un'epoca dominata dagli studios.

La psicoanalisi e il prezzo della celebrità

Wilson dedica ampio spazio anche al rapporto tra Marilyn e la psicoanalisi. L'attrice trascorse anni cercando di affrontare traumi che affondavano le radici nell'infanzia; l'abbandono, le famiglie affidatarie, la malattia mentale della madre e un costante bisogno di approvazione. Il libro utilizza documenti, testimonianze e materiali legati al lavoro dello psichiatra Ralph Greenson, mostrando una donna tormentata dalla solitudine e dalla paura di non essere amata. Ma proprio questo aspetto ha suscitato polemiche. Alcuni critici hanno osservato come la pubblicazione di dettagli così intimi rischi di trasformare nuovamente Marilyn in un oggetto di osservazione, violando quella privacy che nella vita le fu spesso negata.

Un'eredità che continua a vivere

A cento anni dalla sua nascita che si festeggia domani 1 giugno, Marilyn Monroe resta una figura straordinariamente moderna. Fu una pioniera nel controllo della propria immagine pubblica, parlò apertamente di salute mentale quando il tema era ancora considerato un tabù e affrontò problemi che oggi riguardano molte celebrità. la pressione mediatica, la perdita della privacy, la dipendenza dai farmaci e la difficoltà di distinguere tra persona e personaggio. Le celebrazioni organizzate in occasione del centenario, dalle mostre di Londra agli eventi di Los Angeles, testimoniano quanto il suo mito sia ancora vivo. Eppure, nonostante nuove biografie, documenti ritrovati e rivelazioni inedite, il fascino di Marilyn Monroe continua a risiedere proprio in ciò che sfugge a ogni spiegazione definitiva. Forse, come suggerisce lo stesso Wilson, il vero mistero non riguarda soltanto il modo in cui è morta, ma il motivo per cui il mondo continua ancora oggi a cercare disperatamente di decifrare chi fosse davvero la donna nascosta dietro il mito di Marilyn Monroe.